sabato 28 giugno 2014

Ritratti - Lucio Battisti


Quando scattai queste foto stavamo facendo una passeggiata nella zona vicino ad Erba (Como). Eravamo usciti così senza una meta e senza pensare troppo all'idea di fare delle foto, però volevo provare il mio nuovo obbiettivo, un 20 millimetri della Nikon (che purtroppo l’anno scorso mi hanno rubato negli uffici del comune di Pietrasanta). Si cazzeggiava pensando alla possibilità di acquistare un luogo dove poter lavorare tutti insieme. Se non sbaglio mangiammo in un ristorante che aveva da poco aperto Arlati, amico di Lucio e Giulio Rapetti (Mogol). Ero da poco tornato da Londra e Lucio con Colombini e Giulio avevano aperto una nuova Etichetta la “Numero Uno”. Per me era come stare in famiglia, era come fotografare i propri famigliari, quando insistendo ti chiedono di ritrarli. Il lavoro che portavamo avanti non aveva nessun vincolo ne di tempi ne di spazi, la cosa che più divertiva Lucio era essere svincolato da situazioni ufficiali o appuntamenti specifici, si scattava quando capitava, come potrebbe essere oggi con l’uso del telefonino documentando i momenti più divertenti senza scopi. In fondo era la strada che cercavo una fotografia graffiante frutto della casualità, e del colpo d’occhio. La medesima cosa feci anche in studio cercando la spontaneità la semplicità mai la banalità.











la meraviglia

venerdì 27 giugno 2014

Ritratti - Ivan Graziani


Ivan l’ho conosciuto tantissimi anni fa in casa di Herbert Pagani, lavorava con lui e mi è subito risultato simpatico. Poi lo rincontrai anni dopo alla Numero Uno e mi chiese di accompagnarlo a cercare una casa in affitto. L’incredibile fu che molti si rifiutavano di fargli vedere l’appartamento perché era di Teramo negli Abruzzi e per gli stupidi ben pensanti era già troppo a sud, se me l’avessero raccontato non ci avrei creduto. Copertine per lui non ne ho mai fatte, ho partecipato ma mai da una mia idea, il fatto era che se le faceva da solo. Chitarrista straordinario aveva un’umanità travolgente, sempre con il sorriso sulle labbra.







mercoledì 25 giugno 2014

Flora Fauna e Cemento


La storia di questa copertina è curiosa. Il gruppo era un’insieme di professionisti attorno al loro leader Mario Lavezzi, giovane molto simpatico, figlio della media borghesia milanese con un unico interesse, la musica. La compagine negli anni ha subito svariate mutazioni con personaggi che entravano come per esempio Ivan Graziani o che uscivano come Bruno Longhi, oggi uno dei più importanti telecronisti sportivi, o Ciro D’Amico, diventato produttore cinematografico e televisivo. Contattai una agenzia di caratteristi e si presentò questa donna molto simpatica che poi avremmo usata ancora per la copertina di Anima Latina. Volevamo farne un simbolo dell’assurdo, agghindandola con le cose più strampalate, piume colorate, zeppe alte da non riuscire a camminare, collane collanine medagliette, bandiere bandierine, insomma di tutto. Nella ricerca l’amico Marabelli ci portò una spilla che aveva trovato nel negozio di Fiorucci, era l’immagine di un Cristo che vestito di una tunica lunga fino ai piedi si trascinava una croce sulle spalle, un oggetto forte e dissacrante, ma era in vendita e nessuno si era sino ad allora scandalizzato per una cosa che trovavo di pessimo gusto. Volendo però verificare andai in San Babila dove c’era Fiorucci, la spilla era lì tra le mutandine di pizzo e gli orecchini di strass. Pensai allora che fosse giusto mostrare questa aberrazione mettendo la spilla all’altezza della giarrettiera di sinistra. Ma la RCA che della Numero Uno era la distributrice, preoccupata di alzare un vespaio si oppose, non voleva stampare una copertina con quel simbolo, risposi che ero d’accordo ma proprio per questo trovavo giusto mostrala, visto che c’era un commerciante che ci lucrava. Ma la Numero Uno mi fece notare che la RCA aveva al suo interno dei forti capitali del Vaticano e quindi... 
Coprii la spilla con l’inserimento del disegno del marchio Numero Uno.

Lo sguardo mi fugge dal cuore

domenica 22 giugno 2014

Condivisione

Ritratti - Pino Daniele


Qui Pino è con il gruppo in sala di registrazione al Castello di Carimate. Tutti diventati icone della musica napoletana. (da sx Fabio Forte, Tony Esposito, Pino Daniele, Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo)










sabato 21 giugno 2014

Ritrattarsi


Dall’inizio del mese di giugno fino alla fine del mese di luglio, presso il ristorante Timè in via San Marco, 5 a Milano, l’artista Vanda Spinello espone 18 quadri frutto di una straordinaria ricerca che permette mediante collage all’artista di inserire ritratti fotografici odierni in mondi visionari surreali che mettono in risalto il carattere delle persone riprese. Grazie anche al supporto di un consulente, all’immagine viene allegato un documento nel quale si spiega il significato simbolico degli oggetti presenti. Lo spazio è aperto al pubblico sempre, tranne il sabato mezzogiorno e la domenica. La particolarità di questa mostra sta che oltre alla possibilità di acqiustare i quadri esposti, l’artista su commissione potrà costruire un’opera attorno il ritratto fotografico del committente.


venerdì 20 giugno 2014

Stefano Rosso - ...e allora senti cosa fò


Aveva avuto un grande successo con una canzone “Una storia disonesta”, diventata famosa perché per la prima volta in un testo veniva citato lo spinello (quello che si fuma non la Vanda). Scesi a Roma e andai a Trastevere dove abitava, incontrandolo fui colpito dal suo dissacrante sarcasmo. Conoscevo la città, ma non conoscevo la sua anima il suo spirito, fu stupendo perché Stefano da vero trasteverino mi fece vedere il cuore della città eterna. S’era sposato giovanissimo con una donna che gli aveva dato già tre figli, lui era vissuto e continuava a vivere nel medesimo quartiere Trastevere di cui era parte integrante, tutti lo amavano e non da quando era diventato famoso ma perché era uno di loro. Non c’era negozio bancarella osteria che non lo salutassero e lui allegro disponibile generoso ricambiava. I figli giravano nel quartiere liberi e protetti, mi fece tornare alla mia infanzia quando si giocava in strada senza pericoli ne preoccupazioni perché i figli erano di tutti e come loro quando andavo fuori dal mio quartiere mi vestivo da festa perché andavo fuori in un altro posto in un’altra città. Stefano parlava velocissimo mangiandosi le parole e incrociandole con un dialetto e un frasario per me incomprensibile, feci molta fatica a capire cosa dicesse.  Mi colpì anche il racconto della gente su Claudio Villa l’amore verso quell’uomo che lì era nato e che lì aveva mantenuto le radici, quell’amore quella passione si era completamente trasferito su Stefano, anche perché le sue canzoni appartenevano a quella gente, di loro parlavano. Nacque tra noi un’amicizia schietta, ricordo che durante una salita a Milano portando con sé la moglie volle conoscere Vanda. Passammo un pomeriggio durante il quale tradussi tutto ciò che diceva Stefano, la moglie di cui purtroppo non ricordo il nome rimase in silenzio inebetita sia da Milano che non aveva mai visto, che dalle dimensioni del nostro studio loro vivevano in cinque in due piccole stanze. Dopo molti anni la moglie mi telefonò chiedendomi delle foto, Stefano era morto e la città di Roma voleva dedicargli una mostra una rassegna, sarebbe giusto perchè avrebbe meritato molto di più.  
Le persone presenti nella foto, erano parenti o amici. La donna  sulla testa della quale avrebbe picchiato il mazzo di fiori era la moglie, il bimbo dietro era uno dei figli e in fondo in bicicletta c’era il suo amico macellaio.

lo sguardo del vento

martedì 17 giugno 2014

Ritratti - Eugenio Finardi



Le prime due foto furono fatte nel mio studio, la terza su una linea ferroviaria nei pressi di Rho.
Queste immagini furono prodotte quando avevo un contratto di consulenza con la Cramps, il mio incarico era quello di Concept Creative soprattutto nei riguardi di alcuni artisti come Finardi, Il Canzoniere del Lazio, e altri che erano entrati nella casa discografica più tardi. Sono sempre stato molto orgoglioso di aver fatto parte della squadra creativa di Gianni Sassi che ho sempre considerato un grande maestro.



Non credo a nulla

sabato 14 giugno 2014

Umberto Balsamo - Natali


Era un ragazzo del profondo sud con un grande senso dell’ironia mista a disfattismo reale, ma la sua fissa era Battisti, lo adorava. Quando decidemmo di fare la copertina, la prima cosa che pensai era quella di mostrare il suo carattere controverso, gioioso e tenebroso. Girando per la periferia milanese, trovai una cava di sassi e sabbia vicino all’Idroscalo, sulla vecchia strada che portava all’aeroporto. C’era una piccola montagna che non era stata smossa da parecchio, così da farci crescere un albero, trovammo da un rigattiere vicino, la struttura in ferro di un letto, lo prendemmo in prestito e a fatica lo trascinammo in cima. Anche questa volta la foto era in bianco e nero solo sulla stampa Vanda aggiunse i colori ad inchiostro utilizzando l’areografo. Purtroppo questa immagine mi procurò la rottura di una amicizia con un uomo dai modi gentili e garbati ingannato da un collaboratore. Non era la prima volta che a mia insaputa, usassero le mie immagini, tutte le volte avevo lasciato perdere, non credo alla proprietà artistica ma credo che l’espressione di un creativo, di un poeta e di un artista appartenga a tutti. Mi ero trasferito a New York una prima volta ed ero tornato a Milano per decidere con Vanda sul da farsi, un funzionario della Polygram mi telefonò chiedendomi come mai avevo usato l’immagine del retro della copertina del disco di Balsamo per la copertina dell’ultimo disco di Peppino Di Capri. Non ne sapevo nulla primo perché non avevo mai fatto nessun lavoro con lui, secondo perché mancavo dall’Italia da parecchi mesi. Pressato fui costretto a denunciare questo furto nel confronto di ignoti, per poi scoprire che avevo coinvolto un mio grande amico. Probabilmente un suo dipendente venendomi a trovare aveva visto sulla scrivania quell’immagine, forse gli era piaciuta e senza malizia se l’era presa, poi avendosela tenuta in archivio l’aveva usata non ricordando da dove provenisse. Ma la causa era già partita, il disco era stato bloccato e l’amicizia era finita nel cesso.

Gli uomini sottili - Parte 20

giovedì 12 giugno 2014

Gli uomini sottili - Parte 18

Ritratti - Angelo Branduardi


Se non sbaglio questa immagine fu usata per una copertina pubblicata in Germania




Lʼintensità dello sguardo e quella selva di capelli ne descrivevano a pieno tutta la sua poesia, era un giovane dalla voce antica il suo modo di muoversi era agli antipodi del periodo dove regnava assoluto il rock sfrenato




Credo che questa sia lʼimmagine più interessante la posizione della chitarra lʼavevo forzata per ottenere unʼimmagine che graficamente ci mostrasse un tuttuno tra lʼartista ed il suo strumento.


lunedì 9 giugno 2014

Ritratti - Fabrizio De Andrè


Questa immagine venne creata durante la registrazione del disco Rimini nelle sale della Stones Castle Studio. Spesso Fabrizio si appartava pensieroso a volte ma altre volte perchè aveva dormito poco, di notte leggeva molto. Così mi venne in mente di mettergli attorno di circondarlo di microfoni, lui detestava esibirsi in pubblico o rilasciare qualsivoglia intervista, proprio come se fosse assillato e gli chiesi di tenere gli occhi chiusi come se non volesse guardare.


Gli uomini sottili - Parte 15

venerdì 6 giugno 2014

Gianni Nebbiosi - Mentre la gente se crede che vola


In via La Marmora stava una panetteria particolare, il proprietario era  uno scultore, lavorava la pasta come se fosse creta poi la infornava per tirarne fuori delle vere e proprie sculture. Stavo preparando per la Ricordi una copertina usando una di quelle sculture, parlando amichevolmente il panettiere mi raccontò che anni prima Salvador Dalì gli aveva ordinato un comodino di pane, la battuta con la quale il grande pittore spagnolo giustificava la richiesta era che di notte svegliandosi se avesse avuto fame gli avrebbe potuto dare un morso. Mi diressi poi verso Porta Romana passando davanti una vetrina mi fermai per sbirciarci dentro, vidi una serie di torni in fila uno dietro l’altro, erano lucidi in attesa che qualcuno si prendesse cura di loro entrai incuriosito. Una luce straordinaria illuminava quelle strutture di ferro e ghisa dipinte di nero, chiesi il permesso e scattai delle foto. Fu proprio la luce a suggerirmi l’abbinamento di questa immagine col Lp di Nebbiosi, era interessante confrontare questo nome con una immagine così netta nitida chiara nei suoi contenuti.

mercoledì 4 giugno 2014

Levigliani prologo




LEVIGLIANI


Ma chi sono gli eroi? Uomini dal coraggio indomito che affrontano ogni avversità senza mai che nulla possa turbare il loro credo?
No sono solo persone che hanno paura, non hanno certezze e non vorrebbero mai trovarsi di fronte ai precipizi che la vita ogni giorno ci presenta. Hanno fame e sete e indeboliti dalle tempeste cercano un riparo che li protegga dalla furia della natura. Eppure sono lì sono sempre lì non l’hanno scelto e non lo vorrebbero questo giogo sulle spalle, ma lo trainano perché non possono fare altro, non vogliono fare altro. Pesa e fa male fa tanto male ma non lo lasceranno ad altri perché a loro è toccato e loro lo porteranno. Non credo che l’uomo venuto dal deserto abbia amato la sua croce, ma quella era la sua storia e questa è la nostra storia. In un paese appoggiato ad una montagna là dove altre tragedie avevano accecato col sangue la strada dell’innocenza, uomini semplici privi di tutto tranne che del rispetto per la vita, s’arrampicarono a mani nude chiedendo alle ferite di non lagnarsi, chiedendo ai loro figli di aspettarli, chiedendo alle loro compagne di amarli. Salivano con la speranza tra le braccia, con il sole nel cuore. Nulla li fermò ne il ghiaccio tra le mani, ne il fango  sulle scarpe, conquistarono con la dignità quell’eguaglianza che mette il povero a fianco il ricco, l’ultimo vicino al primo. Oggi giro il mio sguardo e vedo nel mondo la loro fatica illuminare la bellezza, illuminare il ricordo che nulla sarà mai perduto delle loro lacrime del loro sorriso.



Dopo " Gli artigiani di Michelangelo" frutto del lavoro fatto sul territorio di Pietrasanta nell'anno 2012, questo che vedete ed ascoltate altro non è che il prologo del docu-film la cui lavorazione sta per avere inizio.
Levigliani è' la storia straordinaria di un paese situato alle spalle della Versilia e tra le Alpi Apuane, che lottando contro i preconcetti, contro i luoghi comuni e contro una natura avversa, sono riusciti a conquistare con il loro lavoro la dignità. La dignità non di un singolo, ma di una intera comunità. 

Cesare Monti Montalbetti




lunedì 2 giugno 2014

Gli uomini sottili - Parte 10

Giornata terribilmente no. Sono esausto e non so dove prendere la forza per rialzarmi, ho il cuore in frantumi. Tutto ad un tratto mi sono visto per quello che sono niente e nessuno. Non che avessi desiderato di essere nell'olimpo degli esseri umani, ma almeno nel prato sotto casa. Ma una casa non ce l'ho, non ho più neanche le lacrime anche quelle sono eusarite. In fondo non chiedevo che un piccolo spazio dove accucciarmi con la mia compagna, non ho mai chiesto allori ricchezze, mi basterebbe una spalla vera sulla quale appoggiarmi, ma finito il sorriso non resta che l'ombra di quelli che si allontanano. Sono stanco di telefonare a quelli che non mi rispondono o fanno finta di essere troppo presi, ma che non fanno che pensare a me. Sono stanco di quelli che ti dicono che sei un genio ma è troppo per loro. Sono stanco di quelli che se arrivavo ieri o se arrivo domani sarebbe stato perfetto. Sono stanco di quelli che ti dicono che sono troppo rigido o troppo buono. Sono stanco di quelli che
 " non c'è problema" ma poi il problema c'è e come che c'è. Non telefonerò più ne va della mia dignità non ho altro e poi in fondo a chi interessa della mia dignità?