Copertine


Quando nel lontano 1971 tornando dall’Inghilterra ho iniziato a lavorare per il mondo dell’immagine musicale in particolar modo per le copertine dei dischi, non c’era nei riguardi di questo prodotto nessuna cura, nessuna attenzione. Gli uffici stampa delle case discografiche commissionavano a fotografi generici che lavoravano per lo più per riviste, dei servizi sui loro artisti. Parte delle foto venivano utilizzate da rotocalchi con impostazioni il più delle volte assurde, ricostruzioni di improbabili set dell’antica Roma o cose del genere. Tra quelle immagini venivano scelti dei fotocolor che accompagnate da scritte dalla grafica strampalata diventavano le copertine dei dischi. Fu una battaglia dura e che vide me e Vanda mia compagna nel lavoro e nella vita, pagare a duro prezzo quel cambiamento che ci permise di creare le immagini che tutti oggi conoscono. Per poter essere liberi venivamo pagati pochissimo, per una busta completa di foto e grafica percepivamo dalle 25 alle 50 mila lire, salite con il passare del tempo a 300/400 mila lire cioè circa 150/200 euro, ma così abbiamo potuto incominciare a dare alla copertina quella forza necessaria a creare interesse nell’acquirente e coerenza rispetto al contenuto.
Tra le etichette ricordiamo la Numero Uno, la Cramps, la Trident, la Produttori Associati, la Polygram, l'RCA, la CBS, l'EMI, l'Ascolto, l'Ultima Spiaggia (della quale sono stato anche socio), la Sony e la WEA.


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